Il mito della Classicissima

270 km di estenuante attesa per quegli ultimi 30 km di puro cardiopalma.

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Paolo Emilio Addario Chieco

3/21/20261 min read

270 km di estenuante attesa per quegli ultimi 30 km di puro cardiopalma. Un breve concetto che racchiude in sé tutta l’essenza della corsa più lunga del calendario ciclistico, la Milano-Sanremo. Ma la Classicissima è anche tanto altro. È l’Ouverture della stagione più bella. Quella delle classiche del Nord. La fioritura dei campioni del domani e il consolidamento delle leggende contemporanee. Uno scontro tra titani che prende corpo tra i rettifili della pianura padana e che si consuma rapidamente tra le curve tortuose del litorale ligure. La corsa altimetricamente più facile di tutte è anche la più difficile da conquistare. Un paradosso che rende questa gara così affascinante ed intoccabile nel suo percorso. In questi ultimi giorni di interminabile attesa prima che la prossima edizione prenda il via, come ormai spesso accade siamo tutti proiettati verso il solito duello tra le due divinità del ciclismo odierno: Pogacar vs. Van der Poel. Dimentichiamo però che la Milano-Sanremo per sua natura rifiuta il canonico, premiando invece chi sa compiere l’imponderabile. A prescindere da ciò che sentienzerà il traguardo di via Roma, una cosa è certa: la Classicissima di Primavera non potrà in alcun modo deludere le aspettative. Infatti quegli ultimi 30 km costituiti dalla rapida successione di Cipressa e Poggio, due dei palcoscenici più ambiti di tutto il calendario, hanno permesso alla corsa di diventare un vero e proprio Festival del Ciclismo Mondiale. Questa è infatti l'unica occasione dell’anno in cui possono fronteggiarsi ad armi pari gli uomini più veloci del mondo, gli eroi del Nord e i dominatori delle tre settimane. Un festival dove molto spesso non vince il più forte, ma piuttosto l'uomo capace di cogliere l’attimo. E di fuggire con esso.